I° Campagna di Scavi a Vulci

PROGETTO “SCAVIAMO CON GLI ARCHEOLOGI”

I° CAMPAGNA DI SCAVO A VULCI

(5-10 settembre 2016)

Sorprendente, entusiasmante, istruttivo. Questi aggettivi si adattano davvero bene ed oggettivamente all’esperienza vissuta dal Gruppo Archeologico dell’Istituto Superiore Calabrese-Levi di S. Pietro in Cariano negli intensi giorni di tirocinio, dal 5 al 10 settembre 2016, organizzati dal prof. Fulvio Calabrese, con il supporto dei prof.ri Giuseppe Ficarra e Serenella Castri, al Parco Archeologico di Vulci nell’ambito delle attività pianificate dal Decreto della Buona Scuola, che prevedono 200 ore di esperienza lavorativa per il Liceo e 400 per l’Istituto Tecnico ripartite nel triennio delle Scuole Medie Superiori.

Il progetto archeologico del Calabrese-Levi è partito con grande tempistica già l’anno scorso, coinvolgendo come partner istituzionale il Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università di Padova, ma per l’esperienza lavorativa vera e propria il gruppo ha trovato accoglienza presso il magnifico Parco Archeologico di Vulci, una delle più importanti metropoli dell’Etruria, in territorio maremmano, con ben 18.000 mila abitanti nel suo periodo di massimo splendore.

Accolti calorosamente da uno stuff davvero generoso e ferratissimo, gli allievi sono stati guidati in modo encomiabile attraverso tutti i vari momenti di una vera attività di scavo, prendendo confidenza sia con pale, picconi, badili, con il sudore e la fatica, sia con le schede soprintendenziali, che ogni archeologo devo compilare ogni volta che si conclude l’esplorazione di uno strato del terreno di scavo, sia con le attività di indagine chimico-mineralogica per i resti ritrovati, sia ancora con tutto ciò che riguarda il restauro dei reperti più significativi e con le conoscenze basilari sulla civiltà etrusca, della quale lo scavo si interessa, per poter rapidamente valutare durante i lavori di scavo cosa tralasciare e su cosa appuntare invece la massima attenzione e circospezione.

Il gruppo ha dimostrato grande entusiasmo e serietà nel lavoro sul campo, scoprendo quanto sia emozionante riportare alla luce testimonianze di civiltà perdute per sempre, di quanti sacrifici, fatiche e gioie sia intessuta la giornata di un archeologo, e infine di quante diverse professionalità e rami di specializzazione possa essere intessuto questo mestiere, così adatto a chi vive sul territorio italiano, certamente uno dei più ricchi di reperti archeologici di alto valore artistico dell’intero pianeta.

Forse è stato proprio questo impegno, questa tenacia ed energia così magica che ha unito tutti, archeologi professionisti e neofiti, nell’indagare i pochi metri di una delle varie necropoli che circondavano Vulci a partire dalla sua età più arcaica, a dare dei risultati tangibili che raramente, così testimoniano la dott.ssa Luna Michelangeli, archeologa e guida costante del gruppo, e il dott. Carlo Regoli, responsabile di alcuni scavi poco distanti dall’area stessa, si realizzano in così poco tempo.

Infatti gli studenti del Calabrese-Levi sono stati così “fortunati” da far emergere dalla terra del dromos di una delle tombe, ritrovate nell’area a loro data come compito, non soltanto alcuni frammenti di buccheri e vasi di importazione greca, ma addirittura una delle antefisse del tempietto che, secondo la documentazione del Parco, si trovava a poca distanza dall’area scavata, dedicato probabilmente a divinità acquatiche, considerata la prossimità a un ruscello, che poi confluiva nell’importante fiume Fiora, perfettamente navigabile e che costeggiava la città di Vulci. Tale antefissa, che ancora conserva tracce policrome e che risale almeno al VI sec. a.C., ritrae un viso femminile ed è di qualità artistica spiccata, tanto che verrà, così ha dichiarato con molta soddisfazione il Direttore del Parco di Vulci, dott. Emanuele Eutizi, sottoposta a restauro per essere poi esposta nel locale Museo, a pochi passi dal Parco archeologico della Vulci etrusca.

Alla fine di questa avventura, gli studenti del Calabrese-Levi, che hanno aderito al progetto archeologico sono tornati alle proprie case davvero soddisfatti e orgogliosi. Non solo questo tirocinio ha apportato loro conoscenze ed esperienza del tutto comparabili con quelle di uno studente del primo anno di corso in archeologia universitario, ma il risultato più eclatante dello scavo troverà risonanza nell’intero Parco archeologico di Vulci e finirà per essere esposto con ogni onore nel Museo di Vulci, con il loro nome a perpetua memoria di questo loro fortunato ritrovamento.

E adesso: perché non aderite anche voi al gruppo archeologico di questo nuovo anno scolastico? Nuove avventure e scoperte ci attendono!

                                                                                                                                    Serenella Castri

Articolo Arena 3 - 10 -2016